Storia III

 I Mazzetti però, continuarono a tenere in attività la zecca e le contraffazioni raggiunsero l'apice massimo quando alle redini del feudo si trovarono i cugini Ercole e Giulio Cesare che, si prestarono anche alla battitura di monete "basse" contraffatte, che poi finivano nei paesi d' origine. A Venezia specialmente la circolazione delle false monete di Frinco danneggiava il commercio. Nel 1603 il doge Marin Grimani fece pubblicare un bando di condanna a morte dei due Mazzetti e, siccome questi erano lontani, veniva promessa una taglia di 10.000 ducati d'argento a chi ne avesse ucciso almeno uno e 2000 ducati fu tassata la testa dei loro artigiani. Da parte sua il duca di Savoia non riusci a prendere provvedimenti contro i Mazzetti, che, nel 1609, furono però citati a comparire davanti al tribunale imperiale. La sentenza dell'imperatore Rodolfo II, del aprile 1611 privava Ercole e Giulio Mazzetti del feudo, dichiarandolo devoluto alla camera imperiale.

Nel giugno dello stesso anno il feudo veniva concesso dall'imperatore ad Ernesto del Mollart, consigliere segreto e barone di Reineix e di Drosendorf. Il sabaudo Carlo Emanuele I ottenne dall'imperatore Mattia l' investitura del feudo il 14 maggio 1614, che successivamente restituì alla famiglia Mazzetti Frinco ma senza il diritto di conio. Per tutto il corso degli avvenimenti ricordati, in realtà i Mazzetti non abbandonarono mai il castello.

Zecca di Frinco

Archivio monete di FRINCO

Nel 1630 vi si trovava Francesco Maria Mazzetti che, durante la guerra di successione del Monferrato, riuscì a sbarrare il passo a una colonna di Francesi che da Casale si dirigeva a Torino. Il castello fu allora assediato e resistette eroicamente, finche l'esplosione di alcune mine ne danneggiò una parte costringendo il presidio alla resa. Dieci anni dopo l'episodio si ripete: i Francesi che da Casale si recavano a Torino, durante la guerra civile fra principisti e madamisti, furono assaliti dai contadini di Frinco e per rappresaglia il conte d' Arcourt che comandava la colonna ordinò che il paese fosse saccheggiato. L' alta dipendenza dall' impero, che in questo secolo perdurava, non evitò il ripetersi di violenze per i territori di questo castello, posto in un' area di transito. Frinco cessò di essere feudo imperiale nel 1726, quando l'imperatore Carlo VI lo donò a Vittorio Amedeo II, il quale riuscì finalmente a incorporarlo nel suo regno. Anche col definitivo possesso sabaudo, i Mazzetti che già in precedenza ricevevano l' investitura da questi sovrani per il vicariato continuarono ad abitare il castello e a dirigere il feudo, che fu reinvestito da Vittorio Amedeo nel 1730 a Carlo Maurizio e a Gianbattista. Per tutto il secolo si ripeterono poi le investiture ai Mazzetti nel 1733 e nel 1763, che si estinsero col marchese Paolo nel 1829. In seguito Frinco fu acquisito dai marchesi Camerana, i fratelli Giulio ed Eugenio dei Roero di Settime. Frinco non era più feudo o signoria, data l'abolizione dei privilegi nobiliari in seguito alla rivoluzione francese, ma comunque proprietà privata. Nel 1893 il marchese Vittorio Incisa di Camerana lo concesse in uso alla congregazione degli oblati di San Giuseppe di Asti. I Padri trasformarono il maniero in  convento nonche sede estiva per gli studenti del Ginnasio e del Liceo ed i propri novizi.

Il Castello di Frinco

 Durante la prima gurra mondiale il castello viene posto sotto sequestro ed adibito, a distanza di secoli, nuvamente a penitenziario. Venne utilizato infatti per accogliere i prigionieri nemici, gran parte austriaci e polacchi. Nel 1935 il comune di Frinco entra a far parte della provincia di Asti. Anche la seconda guerra mondiale non ha risparmiato Frinco ed il suo castello, da sempre principale meta strategica. Dapprima insediatesi delle SS, fu avamposto tedesco. In seguito, quando era già stato abbandonato dalle truppe germaniche, fu interamente minato da corpi partigiani italiani allo scopo di farlo saltare. Solo grazie all'estremo intervento dell'esercito regolare repubblichino, fu evitata la distuzione del castello. Dopo occupazioni militari, sequestri, vandalismi ed altro il castello di Frinco con la metà del XX secolo inizia un'epoca buia, destinata però a risolversi con l' arrivo (o il ritorno) della famiglia Pica Alfieri, con la quale è tornato ad essere "uno sguardo altero sul luminoso Monferrato".

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