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I Mazzetti
però, continuarono a tenere in attività la zecca e
le contraffazioni raggiunsero l'apice massimo quando alle redini del feudo si trovarono i
cugini Ercole e Giulio Cesare che, si prestarono anche alla battitura di monete
"basse" contraffatte, che poi finivano nei paesi d' origine. A Venezia
specialmente la circolazione delle false monete di Frinco danneggiava il commercio. Nel
1603 il doge Marin Grimani fece pubblicare un bando di condanna a morte dei due Mazzetti
e, siccome questi erano lontani, veniva promessa una taglia di 10.000 ducati d'argento a
chi ne avesse ucciso almeno uno e 2000 ducati fu tassata la testa dei loro artigiani. Da
parte sua il duca di Savoia non riusci a prendere provvedimenti contro i Mazzetti, che,
nel 1609, furono però citati a comparire davanti al tribunale imperiale. La sentenza
dell'imperatore Rodolfo II, del aprile 1611 privava Ercole e Giulio Mazzetti del feudo,
dichiarandolo devoluto alla camera imperiale.
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Nel 1630 vi
si trovava Francesco Maria Mazzetti che, durante la guerra di successione del Monferrato,
riuscì a sbarrare il passo a una colonna di Francesi che da Casale si dirigeva a Torino.
Il castello fu allora assediato e resistette eroicamente, finche l'esplosione di alcune
mine ne danneggiò una parte costringendo il presidio alla resa. Dieci anni dopo
l'episodio si ripete: i Francesi che da Casale si recavano a Torino, durante la guerra
civile fra principisti e madamisti, furono assaliti dai contadini di Frinco e per
rappresaglia il conte d' Arcourt che comandava la colonna ordinò che il paese fosse
saccheggiato. L' alta dipendenza dall' impero, che in questo secolo perdurava, non evitò
il ripetersi di violenze per i territori di questo castello, posto in un' area di
transito. Frinco cessò di essere feudo imperiale nel 1726, quando l'imperatore Carlo VI
lo donò a Vittorio Amedeo II, il quale riuscì finalmente a incorporarlo nel suo regno.
Anche col definitivo possesso sabaudo, i Mazzetti che già in precedenza ricevevano l'
investitura da questi sovrani per il vicariato continuarono ad abitare il castello e a
dirigere il feudo, che fu reinvestito da Vittorio Amedeo nel 1730 a Carlo Maurizio e a
Gianbattista. Per tutto il secolo si ripeterono poi le investiture ai Mazzetti nel 1733 e
nel 1763, che si estinsero col marchese Paolo nel 1829. In seguito Frinco fu acquisito dai
marchesi Camerana, i fratelli Giulio ed Eugenio dei Roero di Settime. Frinco non era più
feudo o signoria, data l'abolizione dei privilegi nobiliari in seguito alla rivoluzione
francese, ma comunque proprietà privata. Nel 1893 il marchese Vittorio Incisa di Camerana
lo concesse in uso alla congregazione degli oblati di San Giuseppe di Asti. I Padri
trasformarono il maniero in convento nonche sede estiva per gli studenti del
Ginnasio e del Liceo ed i propri novizi.

Durante la
prima gurra mondiale il castello viene posto sotto sequestro ed adibito, a distanza di
secoli, nuvamente a penitenziario. Venne utilizato infatti per accogliere i prigionieri
nemici, gran parte austriaci e polacchi. Nel 1935 il comune di Frinco entra a far parte
della provincia di Asti. Anche la seconda guerra mondiale non ha risparmiato Frinco ed il
suo castello, da sempre principale meta strategica. Dapprima insediatesi delle SS, fu
avamposto tedesco. In seguito, quando era già stato abbandonato dalle truppe germaniche,
fu interamente minato da corpi partigiani italiani allo scopo di farlo saltare. Solo
grazie all'estremo intervento dell'esercito regolare repubblichino, fu evitata la
distuzione del castello. Dopo occupazioni militari, sequestri, vandalismi ed altro il
castello di Frinco con la metà del XX secolo inizia un'epoca buia, destinata però a
risolversi con l' arrivo (o il ritorno) della famiglia Pica Alfieri, con la quale è
tornato ad essere "uno sguardo altero sul luminoso Monferrato".
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